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Intervista ad Elena Gentile sulle Pari Opportunitą  
Intervista all’assessore Gentile: le politiche regionali a favore delle donne
 
La consapevolezza di essere donna
 
 
Elena Gentile, Assessore alle Politiche Sociali e alla Solidarietà della Regione Puglia. Le abbiamo chiesto di tracciare una panoramica sul ruolo della donna oggi nei contesti sociali e professionali, con particolare riferimento all’ambito territoriale dei Monti Dauni.
Assessore, cosa sta facendo il governo regionale sul tema delle Pari Opportunità e cosa intende fare nel prossimo futuro per incentivare la promozione della condizione femminile nel sociale e nel mondo del lavoro?
Il governo regionale ha voluto innanzitutto scrivere nuove regole partendo dalla consapevolezza che fosse giusto mettere al centro finalmente le persone e i progetti di vita. Su questa idea si sono incardinate due leggi, certamente innovative: la Legge 19 sul Sistema Integrato di Servizi per la per la dignità e il benessere delle donne e degli uomini di Puglia e la Legge 7 sulle politiche di genere e sulla conciliazione dei tempi di vita e lavoro. Sono due tasselli importanti per promuovere la cittadinanza attiva e il talento delle donne, per investire sui talenti e sulle intelligenze che oggi non possono non costituire un pezzo indorante del valore aggiunto di questa Regione. La legge sulle Pari Opportunità scrive percorsi chiari sugli strumenti di conciliazione di vita e lavoro, potenzia e da senso alle rete infrastrutturale dei servizi, non solo quelli per la prima infanzia ma anche quelli per la terza età, per la non autosufficienza; promuove e sostiene interventi che implementano la capacità di spesa per le donne, ovvero l’assegno di cura per la prima dote, inventa percorsi di concertazione sul territorio, quindi i patti sociali, anche con i piani di zona, strumenti per favorire l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, consentirne la permanenza, soprattutto dopo una gravidanza. Finanzieremo i piani degli orari sia per le grandi che per le piccole città, sosteremmo le donne nel mondo dell’impresa, con percorsi che facilitano lo spirito e la crescita imprenditoriale delle donne cercando di eliminare le barriere che ancora oggi limitano l’accesso e la permanenza delle donne nel mondo del lavoro.
Al nord più donne lavorano, cresce il prodotto interno lordo e, paradossalmente, cala il numero di interruzioni volontarie di gravidanza e, quindi, si fanno più figli. Quindi sfatiamo questo luogo comune che la donna che sta a casa fa più figli. Così non è, lo dicono le statistiche.
Il territorio dei Monti Dauni è un’area molto particolare. Anche la Regione Puglia, nel nuovo PSR, la classifica come una delle aree più rurali dell’intero territorio regionale e più bisognoso di politiche di sviluppo. L’indagine da noi condotta nel progetto “Vita e Lavoro” evidenzia come il 55% delle donne intervistate qui residenti si dichiara occupato, nei settori dei servizi alla persona, dell’agricoltura e, infine, nelle aziende. C’è ancora, però, un’esigenza di autopromozione e di autoconsapevolezza che può e deve partire solo dal le donne stesse. La politica può sostenere e offrire strumenti, ma il vero cambiamento deve avere una base culturale: la donna deve imparare ad autopromuoversi e pretendere un ruolo sociale e professionale adeguato alle sue capacità.
E’ così. Una legge serve prima di tutto a promuovere una cultura ed è quello che stiamo facendo anche con l’incontro di oggi e con progetti come questo che affrontano il tema delle Pari Opportunità. Una nuova cultura che deve incentivare, stimolare le intelligenze e le capacità delle donne. Così si attuano i veri cambiamenti culturali e sociali.
Che vuol dire parlare di Pari Opportunità nel 2008?
E’ importante partire da una consapevolezza, ovvero dell’esistenza di una discriminazione strisciante, subdola rispetto alle donne ma anche rispetto ad altri soggetti fragili. Questo è dimostrato anche da alcuni approfondimenti statistici degli ultimi mesi: l’ultimo dossier della Caritas, pubblicato ad inizio anno, evidenzia che tra i soggetti poveri della società attuale prevalgono le donne e gli immigrati. Quindi forme di discriminazione esistono ancora nella nostra cultura, soprattutto in queste territori, perché ancora oggi si privilegia l’occupazione al maschile che è comunque il capofamiglia e che non ha “l’impegno” dei figli, mentre una donna che potenzialmente può avere una gravidanza, molto spesso deve sottoscrivere una lettera di licenziamento.
Antonella Caggese



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